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La Storia del Long Island Iced Tea – Story

5 March 2010 16 Commenti Marco Soragni

Long island iced tea uno dei più famosi cocktail bevuti al mondo, fù inventato nel periodo del proibizionismo americano e con l’aggiunta di top di coca cola diventa molto simile ad una bevanda analcolica come un the freddo, da questo viene preso il nome del cocktail. Ripeto uno dei migliori cocktail al mondo che mette insieme i migliori distillati in un unico cocktail.Fresco e dissetante, forte e leggero allo stesso tempo, sembra molto facile da costruire ma insieme ai distillati e alla coca cola abbiamo l’aggiunta di sweet e sour sarebbe sciroppo di zucchero e succo di limone, che se si sbaglia a miscelare il nostro long island icead tea cambierà subito gusto

16 Commenti »

  • Mariano said:

    un drink la cui storia parla chiaro … inventato per ripicca verso l’autorità statale che proibiva gli alcolici … non ha nulla di “tecnico”, è solo un mix spropositato e senza identità … per me da bocciare su tutti i fronti, ma resta uno dei più bevuti al mondo senza dubbio !!!

  • Marco Soragni said:

    Mariano , vedo che sei del settore, infatti hai toccato i 3 punti fondamentali del drink… è richiestissimo, è fuori dai canoni di composizione di un drink… e si prendeva gioco delle autorità come dicevi tu. A mio avviso se proposto non troppo carico di alccol resta una bevanda piacevole (gusto personale)… peccato che molte volte venga scambiato come beverone per “sballare” in tempi rapidi. ciao e alla prossima.

  • Leo said:

    D’accordissimo con Marco! Aggiungerei solo che, se fatto da barmen preparati, le basi alcoliche raggiungono al max. i 6 cl. Se invece mixato da “improvvisati” baristi, i numerosi ingredienti possono indurre a comporre il drink con 8-10 cl. di alcolico e questa ragazzi è roba da arresto. Se aggiungiamo che, spesso, dove c’è pessimo personale ci sono spesso pessimi distillati… :-((
    Inoltre, la qualità del “nostro” sweet and sour inciderà notevolmente nel cocktail e lo farà spaziare tra il pessimo e il buono.
    Circolano altre “leggende” sulla nascita del Long Island:
    quella inserita da Alessia è la più famosa e forse veritiera. Quindi, ricetta originaria degli anni ’20 (proibizionismo 1919-1933) e riscoperta all’epoca della contestazione studentesca durante un concerto grunge oppure semplicemente tornata alla ribalta perchè allora (e tuttora) i giovani americani sono impossibilitati a bere alcolici al di sotto dei ventuno anni.
    Un’ altra ci dice che il Long Island Iced Tea fu servito la prima volta nei tardi anni settanta da Robert (Rosebud) Butt, un barista dell’Oak Beach Inn, nella città di Babylon, LongIsland, New York
    Ancora: il signor JS Moore sostiene che “Long Island Iced Tea isn’t from New York at all. It first surfaced in the 1920’s in a community called Long Island in Kingsport Tennessee.
    The inventor of it was Old Man Bishop. He passed the recipe on to his son Ransom – who perfected the drink in the 1940’s. This is a fact…
    There was another drink from Long Island called Tap Water that has a different name these days, due to patrons not wanting to be poured water from the sink when they ordered it.”

    Bye,Leo

  • carlo said:

    il long island nl 99% dei casi e miscelato da barbari comunque non lo considero neanche un cocktail….avete mai provato ad assaggiare la base del longisland puro e semplice, e come bere la grappa, il miscuglio dei diversi ceppi di distillati provoca un annullamento delle loro caratteristiche…
    se queste sono le basi, io lo faccio solo in discoteca per i neo-maggiorenni

  • Mariano said:

    le discussioni su questo drink dureranno all’infinito … ad ogni modo, per coerenza mi trovo d’accordo con carlo … tutti gli ingredienti mixati tra loro non fanno altro che annullarsi e non conferiscono nulla a livello organolettico … a livello di aneddoti può sembrare persino interessante, ma non innalzatelo al rango di cocktail, per favore !!!

  • Leo said:

    Bhe, che dire…in parte sono d’accordo con voi però il drink esiste e se fatto in un certo modo non è male. Ripeto però che le condizioni ottimali sono: prodotti di buona qualità (non ottima), dosaggi giusti, S&Sour ben preparato. Ci sono migliaia di cocktails migliori e la sua popolarità è probabilmente data dal fatto che, avendo (almeno) 4 prodotti alcolici all’interno, viene ordinato pensando che uno si sballa subito. Se il “nostro buon barman” mettesse (come da ricetta) 6 cl d’alcolici…
    Non sono d’accordo che i prodotti si annullano, casomai nelle giuste proporzioni, si bilanciano; questo, in un cocktail, è tutt’altro che negativo.
    Personalmente, in accordo con la proprietà del locale, non miscelo cose molto più assurde, tipo: l'”Invisibile” detto anche “4 bianchi” e la sua versione alla fragola (che fantasia!). Gentilmente dico al cliente (di solito un ragazzino) che noi non lo facciamo e non ho mai avuto proteste. Magari, proponendo qualcos’altro, la soddisfazione arriva dalle facce al momento dell’assaggio della bevuta proposta

  • Eddy said:

    Resta il fatto che sia frutto solo di fantasia e ignoranza che sia un drink famoso degli anni del proibizionismo americano. Basti solo dire che di vodka non ne arrivava proprio… Senza parole…

  • Marco Soragni said:

    Buongiorno Eddy, ben volentieri cambiamo il testo ai nostri post se troviamo risposte più veritiere…
    Col passare del tempo le ricette possono anche cambiare, questo è un dato di fatto di moltissimi drinks presenti nel ricettario odierno, e nulla toglie che per forza la wodka deve essere importata, visto che la si può produrre in qualsiasi lato del mondo. Attendiamo una versione più attendibile per poterla inserire nel sito, naturalmente se gradisce mettiamo anche il nome dell’autore.
    Buon Mix, Marco.

  • Nazza said:

    Salve questa discussione ha catturato la mia attenzione e da operatore del settore non posso non dire la mia, premesso che se la miscelazione di 3 distillati (Gin , Vodka, Rum) e un modificatore di gusto (Triple sec) sono una cosa abominevole dovremmo eliminare anche tutte le varianti di questo drink (Texas, Long Beach, Miami, California, Japan, London e altri 2 o 3), non dovrebbero esistere drink come Alabama Slammer, Angelo Azzurro, Invisibile, B52, il problema purtroppo resta e resterà l’incompetenza di chi miscela che purtroppo non capisce che più di 2 oz (6cl) di alcol non ci devano andare in un drink, oggi il buon barman è quello che ti fa il drink carico, serve la stessa quantità di prodotto a chi glielo chiede senza ghiaccio e così via, purtroppo è un problema di cultura italiana nel bere, i miei long island sono apprezzatissimi e li ho fatti bere a ragazze che purtroppo pensavano che fosse uno di quei drink da sballo del sabato sera, purtroppo stiamo uccidendo uno dopo l’altro i drink e la prossima vittima se non lo è già sarà il Moijto, che nasce come bevanda dissetante, andate se potete alla boteguita del medio a Cuba epoi ditemi se è rum schietto come ormai viene servito qui in Italia, scusate se mi sono dilungato troppo ma è ora che si alzi il livello professionale dei barman e del consumatore.

  • Marco Soragni said:

    Grazie Nazzareno, ottimo articolo, hai perfettamente ragione nel dire che l’improvvisazione dietro al banco bar, e la voglia di sballo dei giovani ha rovinato parecchio il nome dei cocktails.
    Concludo dicendo, beato chi sa bere bene e si affida alle mani dei professionisti,

    Buon Mix Marco

  • istevene said:

    d’accordo con Nazza quasi su tutto, ma a me l'”Alabama” piace.

  • alessandro said:

    La cosa fondamentale é che nel periodo del proibizionismo la vodka non c’era ancora!!! quindi il Long Island Iced Tea fu servito la prima volta nei tardi anni settanta (1976) da Robert Butt, un barista dell’Oak Beach Inn, nella città di Babylon, LongIsland, New York.

  • Negroni said:

    Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]
    La Vodka è tra le bevande alcoliche più antiche e più bevute del mondo.

    Trae le sue origini nell’Est Europa, dove si contendono la paternità del nome la Polonia e la Russia. La parola “vodka” è, in varie lingue slave, diminutivo dei termini corrispondenti all’italiano “acqua”, ad esempio in russo “вода” [voda], o in polacco woda, in analogia con l’italiano “acquavite” che, similmente, designa una bevanda che ha l’aspetto limpido e trasparente dell’acqua (nelle lingue slave l’aggiunta di “ka” alla fine di una parola o al posto dell’ultima lettera dà un significato vezzeggiativo/diminutivo a quella parola, come l’italiano “-ina/-etta”). Essa è apparsa scritta, per la prima volta, in Polonia nel 1405 in un registro di Sandomierz Court. Probabilmente si è voluto indicare con il nome di “acquetta” (con ironico eufemismo) un distillato leggero e pulito nel gusto, ma non certo nel grado alcolico, perché, come già accennato, alcune qualità di Vodka superano agevolmente anche i 50º alcolici. È poi interessante sapere che la vodka viene chiamata, nelle località dove si presume sia nata, con parole la cui radice significa “bruciare”, per esempio in polacco: gorzałka.

    Nel 1520, nella sola Danzica in Polonia operavano già una sessantina di distillerie ufficiali, senza contare quelle clandestine. In Russia, nel 1649, lo Zar Alessio promulgò un codice imperiale per la produzione della Vodka; e all’inizio del XVIII secolo i nobili proprietari terrieri avevano l’autorizzazione per detenere un alambicco per piccole produzioni di consumo privato. Qui il termine Vodka (con significato moderno) venne scritto in un documento ufficiale risalente al regno dell’imperatrice Caterina II; il decreto, datato 8 giugno 1751, regolava la proprietà di alcune distillerie di vodka. Un’altra possibile origine del termine può essere trovata nelle cronache di Novgorod, dell’anno 1533, dove il termine “vodka” è stato utilizzato nel contesto di tinture alcoliche.

    La Vodka fu diffusa in Europa da Napoleone. Egli ebbe modo di conoscere il distillato durante la campagna di Russia nel 1812, cui fece seguito la disastrosa ritirata. Per scaldare le sue truppe, rimaste senza alcolici e cibo a causa dell’eccessivo allungamento della catena degli approvvigionamenti, razziò ingenti quantità di Vodka quale rimedio all’attacco del nemico più temibile: il freddo del “Generale Inverno”.

    La vera diffusione della Vodka in Europa arrivò dopo la Rivoluzione Russa nel 1917, con la presa del potere da parte dei bolscevichi guidati da Lenin. Parecchi esuli russi, appartenenti alla nobiltà proprietaria dei segreti della distillazione, emigrarono in Francia per salvarsi dalle epurazioni di massa volute dal regime comunista. […] Il più famoso esule è sicuramente Piotr Smirnoff il quale si vide confiscato lo stabilimento, fondato nel 1860. Emigrò in Turchia per sfuggire alla caccia mortale, e poi in Polonia, dove aprì una distilleria, per decidere poi nel 1925 di stabilirsi definitivamente a Parigi, dove cambiò il nome in Pierre. Vicende analoghe sono quella di Romanoff e quella del conte Keglevich che trovò rifugio a Trieste. Altra situazione simile visse il principe Nikolai Alexandrovich, titolare di Eristoff, la cui distilleria fu aperta nel 1806. [2]

    Oggi in Polonia e Russia sono migliaia le distillerie che producono questa bevanda. Si produce un’ottima vodka anche in quasi tutti i paesi dell’Est e del Nord Europa, i quali sono anche ottimi consumatori, con tradizioni che si tramandano da secoli. Nell’Europa Occidentale e nel Nord America la diffusione su larga scala ha invece una storia più recente. Essa raramente veniva bevuta al di fuori dell’Europa orientale prima del 1950 ma la sua popolarità fu estesa anche al Nuovo Mondo in seguito al dopoguerra francese. Nel 1975, negli Stati Uniti d’America, sorpassò le vendite del bourbon whiskey, fino ad allora il liquore più bevuto dalla popolazione americana. Anche se la vodka non appartiene alla cultura italiana, in questi ultimi anni è aumentata nel paese sia la produzione che il consumo della bevanda. Si può quindi ormai definire la Vodka una bevanda conosciuta e prodotta su scala mondiale.

  • Silvia said:

    Ciao a tutti, scusate forse la mia domanda stupida…ma al tempo del proibizionismo era così facile trovare tutti quei distillati? Grazie ciao

  • Paolo said:

    Grazie Silvia, mi sembra evidente che in un periodo di proibizionismo dove si distillava in clandestinità, è improbabile che fossero reperibili tutti questi elementi…

  • Gabriele said:

    Scusate un attimo, ma non è affatto vero che è stato creato durante il proibizionismo il Long Island Iced Tea nacque negli anni ’70 per mano del barman statunitense Rosebud Butts che lavorava in un locale di Babylon, sull’isola di Long Island nello stato di New York.

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